Sono i filtri che cambiano… sono i codici che non sono gli stessi… è la realtà stessa che non è fissa… quale che sia la motivazione, siamo nella più totale impossibilità comunicativa. E’ devastante, quanto inevitabile. Anche perché, le tre cose, forse, accadono nello stesso momento.
Tutto ciò equivale a dire: se mai potessimo accertare che sia possibile vedere le cose alla stessa maniera e affidare allo stesso concetto lo stesso significato… se anche, in qualche maniera, avessimo le parole giuste, di significato veramente comune, tale per cui non fosse possibile interpretarle se non come ci vengono dette… non potremmo mai, in definitiva esser sicuri che ciò che vediamo è reale, ed esiste solo così, in nessun altro modo.
O viceversa, se anche potessimo provare l’esistenza del mondo, e fossimo in grado di gestire la differenza di prospettive… non avremmo parole per poterle esprimere.
Quale altra possibilità si apre? O meglio, qual è l’unica a rimanere aperta? O ancora, esiste una vera possibilità di poter uscire da se stessi?
Mattina, la sveglia, una cicca.
Giornata uggiosa, primi vagiti di una settimana che ricomincia, testa pesante, voglia di non pensare...
Infilo i solitipantaloni, lasolitamagliadentroilmaglionedelgiornoprima, si sa... quando li togli insieme poi ci stai meno a rimetterli, e infilo di corsa l'uscio di casa.
Mi arrangio sulla bicicletta, percorro la strada verso... non ricordo dove stavo andando... forse non era importante, umido ma non freddo fuori, ma cazzo... quant'è umido...
E mi ritrovo proiettata nel miraggio di un paesaggio surreale, vapori che si alzano dai campi adiacenti, figure che si muovono, forse... o forse non c'era nessuno, chi può dirlo. Pedalo, infierisco sulle gambe ormai stanche di portarmi... dove ho detto che stavo andando??
Ma è dentro che non và. C'è qualcosa che... forse è solo una sensazione, un fastidio, eppure qualcosa sta cambiando, si muove. Non riconosco da subito ciò che sento... forse è nuovo, o forse ormai troppo familiare. Ebbene finalmente inizia a definirsi, a prendere corpo. Ed è in quest'istante, che decido di assecondarlo, che non oppongo resistenza, e che con tutta la forza che il Signore mi ha concesso... lascio traccia di me dentro il fosso di lato.
Ecco, adesso si che la giornata ha assunto una consistenza diversa…

Lunedì mattina, la sveglia, il caffè.
Giornata uggiosa, poca voglia di alzarsi, dormito molto poco… si sa, la domenica notte è il momento preposto alla sintesi della settimana trascorsa, difficile prendere sonno.
La macchina, percorro la strada verso il loco lavorativo, umido ma non freddo fuori, ma cazzo… quant’è umido… sparo la musica a palla.
Stradina secondaria, per nulla trafficata, vapori che s’alzano dai campi adiacenti, sullo sfondo una figura… in bicicletta… contromano… via via che la macchina divora le distanze ne definisco i contorni: una donna, o quello che ne resta, fisicamente imponente, età indefinibile, vestitanonsicapiscecome, ecco le passo in parte.
Faccio appena in tempo ad intravedere il trucco esageratamente sottolineato quand’è che si gira di lato, e dando fondo a quanto di più recondito… sputa nel fosso.
Ecco, adesso si che la giornata ha assunto una consistenza diversa…
Manuale di sopravvivenza, vol.1.
Ci sono alcuni tipi di argomenti, dei quali conviene tacere... Sicuramente ci sono le cose delle quali le donne non amano sentir parlare per bocca di un uomo... e ne abbiamo già ampiamente dibattutto, io sul mio blog, altri sul loro.
Ma i signori ometti non sono da meno. Solo che l'argomento che li tocca sul vivo non è proprio così... INEVITABILMENTE personale come quello femminile... Ma si sa, personale per un uomo è un termine ampio... ;-)
Così, se vi sentite in vena di provocazioni, o se solo volete farvi due risate, intavolate l'argomento CALCIO. Si intende, ovviamente, che i presenti appartengano al favoloso mondo delle tifoserie: grazie a Dio, ci sono ancora uomini che preferiscono una gita fuori porta che il pomeriggio in allegra compagnia della guida al campionato.
Le reazioni saranno delle più disparate: c'è quello che non guarda neanche... sei una donna, nata per rompere i coglioni. C'è quello che ti salta alla gola: come ti permetti di parlare di quello che non conosci! C'è chiaramente, il mandrillo di turno... non me ne frega un cazzo, posso darti ragione (anche se ovviamente sbagli) l'importante è che dopo si tromba.
Ma tutti, immancabilmente, si sentiranno di dire la loro, e soprattutto nessuno riuscirà mai a tenere separato quello che dici, per quanto brillante e corretto, dal fatto che sei una donna.
E questo, alla fine, è ciò che ti permetterà di uscirne comunque indenne: ci vuole veramente poco a pacificare gli animi, e per quanto tu lo faccia in maniera ironica, chiedere scusa e ammettere che il calcio ha lati positivi... ti spalanca le porte del paradiso! (e se non stai attenta anche quelle dello stadio...)
Un odore, un sapore, preludio di un'idea... e facendo un grosso balzo nel passato (e forse neanche poi così grosso...) mi ritrovo a fantasticare sui trascorsi del liceo. Periodo di fermento, di tinte forti sui propri ideali e toni violenti sul proprio sentire.
Attività extrascolastiche? Un numero imprecisato conteso fra corsi di archeologia, storia del nazismo, tentativo non proprio riuscito di gruppo musicale, pallavolo, e decine di esperienze nel sociale, o volontariato, chiamatelo come volete.
Un pensiero? Come faccio a cambiare il mondo...
Un sapore? Il caffè del bar davanti alla scuola, quando furtivamente ci assentavamo durante la ricreazione... e la frutta secca affogata nel miele, a casa dell'amica con la quale trascorrevo i pomeriggi.
Un odore? Quello della terra bagnata, di quando ancora vagavo per i sentieri con lo zaino in spalla...
Una poesia? Ode alla vita, Pablo Neruda
Una canzone? ...
Il tempo è una distanza relativa...
Ieri sera, fra le decine di divagazioni assurde che immancabilmente popolano le serate fra amici, è riemersa in maniera del tutto spontanea, la figura della DIAMONICA.
La diamonica Bontempi… l’avevo rimossa! Variante di tortura dedicata ai bambini delle elementari, lo strumento più inutile che sia mai stato adottato dalla scuola italiana… ma quale mente è stata in grado di concepire un tale insulto musicale?
Ho girato per il web, alla ricerca delle origini, o quantomeno di un sito che mi desse notizia della sparizione o dell’eventuale odierno uso delle diamonica… che poi le maestre più virtuose chiamavano CLAVIETTA… pare che esista ancora, ma nulla di definito.
Ho dei ricordi allucinanti legati all’ora di musica in quinta elementare: tutto sommato a me è andata piuttosto bene, in quel periodo suonavo il piano, quindi ero in grado di giostrare le mie tozze ditina di bambina fra i piccoli tasti dell’infame strumento. Ma intere generazioni di ragazzini sono rimaste traumatizzate dall’inefficace uso della malefica tastiera, anche perché, a dirla tutta, le maestre si improvvisavano esperte di musica con risultati piuttosto mediocri.
La diamonica, concepita come strumento a fiato, si presentava in due varianti: quella che tenevi in mano, soffiandoci direttamente, e che comportava non pochi problemi di coordinamento del movimento delle mani con quello oculare, con possibile sviluppo di alterazioni cognitive legate alla percezione visuo-spaziale e/o strabismo; e quella più evoluta, con la prolunga del boccaglio, che potevi appoggiare comodamente sul tavolo come una tastiera normodotata, ma nella quale dovevi soffiare con impeto maggiore, nella speranza di recuperare la distanza del tubo, con conseguenti complicazioni all’apparato respiratorio.
Ma quale delle due fosse la prescelta, da una cosa era impossibile fuggire: quintali di saliva che inevitabilmente si accumulavano nel tubo o nella clavietta stessa, e che ad un certo punto dovevi anche svuotare, pena lo spargimento incontrollato di liquido fisiologico a 360°, con getto direttamente proporzionale all’intensità del soffio immesso nell’esercizio dell’attività musicale… una schifezza immane!
Scenario apocalittico… bambini che piangevano supplicando la maestra di non dover suonare, maestre in preda a crisi isteriche… e poi c’era sempre lui, quello che alcuni definirebbero un eroe decadente in chiave post-moderna (o libero opinionista, che oggigiorno va di moda…), ma che per il momento era solo un grandissimo rompicoglioni…che girava agitando convulsamente la diamonica sulle teste dei compagni, dopo averci abbondantemente diciamo… soffiato… contribuendo alla libera diffusione di batteri di diversa natura nonché all’esasperazione della situazione già paranormale di suo.
Alcuni quesiti sorgono spontanei: non sarebbe stato più innocuo, e magari efficace, adottare uno strumento tipo.. il cazù?
E ancora, chi caspita ha inventato il nome DIAMONICA??
Ma soprattutto… che fine ha fatto la diamonica???

...a proposito delle canzoni che ti scelgono... oggi va così.
Think
You better think (think)
Think about what you're tryin' to do to me
Think (think-think) let your mind go let yourself be free
Let's go back - let's go back
Let's go way on to way back when
I didn't even know you
You couldn't a been too much more than ten (just a child)
I ain't no psychiatrist
I ain't no doctor with degrees
But it don't take too much I.Q.
To see what you're doin' to me
You better think (think)
Think about what you're tryin' to do to me
Yeah think (think - think)
Let your mind go let yourself be free
Oh freedom (freedom)
Let's have some freedom (freedom)
Oh freedom
Yeah freedom (yeah)
You got to have freedom (freedom)
Oh freedom (freedom)
You need you some freedom
Oh freedom
Ya got ta have
Hey! think about it
You! think about it
There ain't nothin' you could ask
I could answer you but I won't (I won't)
But I was gonna change ya I'm not if
You keep doin' things I don't (don't)
You better think (think)
Think about what you're tryin' to do to me
(What you're tryin' ta do to me
Oh-oh-oh think (think)
Let your mind go let yourself be free
People walkin' around everyday
Playin' games and takin' scores
Tryin' to make other people lose their minds
Well be careful you don't lose yours
Oh think (think)
Think about what you're tryin' to do to me
Woo-hoo think (think)
Let your mind go let yourself be free
You need me (need me)
And I need you (don't cha know)
Without each other
There ain't nothin' we two can do
Oooh yeah think about it baby
(What cha tryin' to do me think)
Let it go baby
Think about it right now
Yeah right now (think about ..forgiveness)
Whoa right now (tell about ..forgiveness)
Yeah right now (tell about ..forgiveness)
I need to change your mind (think about it)
Baby baby baby woo (tell about it..forgiveness)
Think about it baby (tell about forgiveness)
FADES-
Yeah woo-hoo (tell about forgiveness)
Tell about it baby baby baby (think about it..)
Elogio dell’imperfezione… e della perfezione in essa racchiusa!
Siamo universi paralleli e per certi versi diametralmente opposti: ma la prima differenza, l’archetipo della diversità, ci declina nell' esser uomini e donne. La fedeltà al proprio genere penso sia condizione essenziale nella piena realizzazione di sé… per questo sovente sostengo di non tollerare le donne a metà.
Una donna a metà è una persona che rifugge dalla sua natura, che non esalta il suo innato istinto, che non si fida di chi è simile a lei e quindi in fondo non si fida di se stessa… credo che questa sia una delle forme più alte di tradimento, il non realizzare appieno il proprio essere…
Siamo d’accordo, si può tradire la propria natura sotto molteplici aspetti, indipendentemente dall’ esser uomini o donne: si può tradire il proprio spirito, le proprie idee, i propri valori… l’appartenenza al genere è solo una delle tante, ma forse quella meno riconosciuta.
Questo post, ben inteso, non vuole essere un arretrare su estremiste posizioni infantili: la fantomatica quanto fittizia guerra dei sessi, retaggio dell’adolescenza, è qualcosa in cui non credo. Sono sempre stata, e sempre sarò, una convinta sostenitrice della mediazione, della reciproca integrazione e dell’arricchimento congiunto che da questa deriva… questo non mi impedisce di esaltare il femmineo, con tutto ciò che esso comporta! Passioni violente, dolori preludio di rinnovamento e felicità struggenti.
Questo è un elogio al femminile, una dichiarazione di fedeltà, un momento di auto gratificazione, un sostare su me stessa e sulla radice del mio istinto primario… nonché un ringraziamento a tutte quelle donne, che in momenti diversi della mia vita, mi sono state accanto, con le quali continuo a condividere sensazioni diverse di matrice comune, che hanno arricchito la mia passione dell’esser donna, e che continuano ad essere esempi di onestà intellettuale verso se stesse ed il proprio esser donne… semplicemente…
Ci sono una serie di teorie, che poi avremo modo di raccontarci, tratte dalle odierne vicissitudini, e coniate dalla sottoscritta dato il costante ripetersi di situazioni riconducibili alla stessa matrice. La prima riguarda il “FURTO D’AFFETTO”.
Si perché, in questa società al singolare, dove nessuno è più disposto ad investire in rapporti a lungo termine (si vabbè, anche su questo si potrebbe discutere…), comunque non siamo fatti per bastare a noi stessi. Così, al di là delle fortuite e fortunate occasioni nelle quali incontriamo belle persone sulle quali vale la pena di sostare, altre volte mettiamo in atto dei piccoli stratagemmi atti a carpire l’altrui affetto senza magari che il destinatario se ne renda conto, e senza che necessariamente sia una persona che ti interessa. Ci avete mai fatto caso? Parlo di abbracci fugaci con gli amici, di contatto fisico che non nasconde qualcosa di più che il semplice bisogno di sentire la presenza altrui, sfiorate di mano fugaci fini a se stesse, nulla di compromettente insomma, ma che fa bene all’animo. A ben vedere dunque, siamo tutti bravi a rubare affetto, nei modi e nei luoghi che ognuno considera adatti, e si tratta di un piccolo furto che non fa male a nessuno: non lascia cadaveri sull’asfalto, né brutti pensieri con cui dover convivere.
I belive I can fly!!!!
...nessun riferimento a cose o persone! 
Si parlava di musica, di come alcuni motivi in un periodo storico preciso della nostra vita possano ricoprire un ruolo importante, o costituire addirittura una motivazione.
Così ognuno possiede la propria e personale colonna sonora, fatta di canzoni speciali, che non necessariamente avevamo messo in lista perché diventassero tali, ma è successo, semplicemente perché riecheggiavano al momento giusto, nel particolare istante in cui accadeva questo o quello. Ma ci sono anche le canzoni che ti sei scelta, perché ti piacciono, perché parlano di te o ti sembrano ripercorrere passo passo la tua ultima avventura… quelle che indossi perché la melodia è perfettamente in tinta col tuo umore, e quelle che hai cantato da sbronza con gli amici… già perché, se non fossi stata sbronza, una canzone del genere non l’avresti mai cantata… ma è già tardi per pensarci, ormai fa parte del tuo repertorio.
Così credo, chi più chi meno, ci si dà da fare a ricamare la propria storia musicale… la mia però ha preso il sopravvento. Non saprei dire di preciso quando tutto ciò sia accaduto.. ma giuro che le canzoni, che mi si presentano alla mente, lo fanno in maniera del tutto autonoma! Non sono io a scegliere i dischi, sono loro che scelgono me…