martedì, 30 gennaio 2007, ore 12:48

Della serie, quando la gaff diventa una scelta di vita.

 

1.       “Qua la mano vecchio!”

…al bidello senza dita…

2.       “Proff… io leggo il mio compito, ma non si metta le mani nei capelli…”

…laddove il suddetto professore appare rovinosamente e irrimediabilmente calvo…

3.       Pensierino di natale per una zia sordomuta: un angioletto di cristallo.

Che però al sotto della lunga veste custodisce una campanella… che la zia agita in segno di approvazione aggiungendo: “fa allegria!”

4.       “Ma quindi riesci a fare di tutto, a 360°!”

“no, io solamente a 90…” (significato originario: non del tutto, solo per ¼…)

5.       “Potremo avere l’elenco delle messe prefittate  per le gite scolastiche?”

…vedi mete prefissate…

6.       Messaggero portatore di tristi comunicati: è morto uno zio, tale Illuminato…

“mamma… hanno chiamato… ieri sera si è spento lo zio Illuminato…”

7.        “Ti amo…”

 “ma io ti APPREZZO moltissimo per questo…!” J

 

Il suddetto elenco è suscettibile di cambiamenti, dovuti all’esperienza quotidiana... e al quieto dover vivere.

 

apricotflour

giovedì, 25 gennaio 2007, ore 12:18

Siamo alle solite... Oggi non tollero più nessuno! Ma ci fosse una sacrosanta volta in cui qualcuno si assumesse le sue responsabilità, invece di dare la colpa al mio fantomatico ciclo, e avesse il coraggio di ammettere a se stesso:

SONO UNA TESTA DI CAZZO, per questo non mi si tollera.

 palle1
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mercoledì, 24 gennaio 2007, ore 19:26

Evviva fantozzi e la sua nuvoletta!!!

Il cielo si è aperto finalmente, si intravede l’azzurro, il sole fa capolino.

Ma c’è un posto.. dov’ era meglio che il sole non splendesse… Summo gaudio! Vera et perfecta laetitia!

Tiè!!! A tutti quelli che mi prendono per il culo da una settimana: NEVICA IN MONTAGNA!! Sissignori.

Fantastico spettacolo improbabile: la pianura toccata dal sole, e il monte nascosto da minacciosi nuvolosi neri. Preparate l’attrezzatura…

 

                        
apricotflour

mercoledì, 17 gennaio 2007, ore 18:02

Ho bisogno di sapere che sono importante… a fatti, non a parole. Non ho bisogno di rassicurazioni, non necessito di spiegazioni, ma di motivazioni reali. Chi se ne va… perché se ne va. Chi resta immobile… perché resta immobile. Chi non c’è… perché non c’è. Non me ne faccio nulla di scuse accessorie, di impegni mentali, di presenze dovute. Voglio stare con chi si ricorda di me, con chi nota la mai assenza, con chi coglie l’incertezza e manifesta la presenza, con chi sa dare importanza anche alle piccole cose. Non credo negli atteggiamenti arbitrari: credo negli intenti, nella volontà, e in chi acquisisce consapevolezza di ciò che fa, e del perché lo fa..

Rincorro un sogno ideale nel terreno essere al mondo.

apricotflour
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martedì, 16 gennaio 2007, ore 10:46

Sguardi… improvviso incontro di percorsi di vita e tentativi di comunione.
Ci può stare di tutto in uno sguardo, anche fuggente… c’è lo sguardo di chi si sente ferito o toccato profondamente da ciò che puoi aver detto, e ti rivolge quello sguardo di desolazione misto a tristezza che difficilmente dimenticherai… c’è lo sguardo di gratitudine ed apprezzamento per un particolare che puoi aver notato distinguendoti da chiunque altro, e ciò non passa inosservato, specialmente per qualcuno che ci tiene… un’occhiata brevissima, ma di intensità superiore, può inchiodarti come una saetta che ti passa da parte a parte, e capisci che questa volta hai osato davvero troppo.
Ma in alcuni fugaci sguardi sconosciuti, può nascere e consumarsi una storia d’amore. Sono quelli sguardi che incroci casualmente, magari mentre sei in macchina ad uno stop, o in mezzo a centinaia di volti sconosciuti in un locale, quando senza un perché ti perdi nell’esplorare i volti di chi ti si agita attorno, e incontri due occhi. È uno sguardo che non avrà seguito, nasce e muore un istante dopo, ma per quella frazione d’istante, vi siete conosciuti, amati, rincorsi e lasciati… ed è stato bello così.
Quante storie ho consumato nell’arco di una serata…
apricotflour

mercoledì, 10 gennaio 2007, ore 11:50

…se è vero che le persone si possono distinguere in istintive, razionali  ed emotive… io di sicuro appartengo alla terza categoria. Ma con gli anni e l’esperienza (  ) ho imparato a coltivare la razionalità, probabilmente come ancora di salvezza, giacchè un emotivo di razionale possiede ben poco. Ma ancora, non sempre riesco a mettere a frutto ciò che l’esperienza e la conoscenza di me avrebbero dovuto regalarmi. So per certo che, ad esempio la sera, dopo una certa ora, dovrei smettere di parlare… vi è mai capitato di trovarvi a litigare, magari per qualcosa di assolutamente banale e poco importante, e trovarvi impantanati nel sostegno di tesi che non dovevate assolutamente esprimere?? E di cui il giorno dopo dovrete anche rendere conto?? Che poi, tutto sommato, quelle cose non le pensate neanche… Ecco, in quei momenti probabilmente non posso fare a meno di essere profondamente me stessa, ma non è detto che sia una buona cosa! Ognuno di noi ha dei lati, per così dire…oscuri. Per cui ho imparato ad ovviare al problema: meglio tacere per il momento e aspettare lo sguardo obiettivo che un sonno ristoratore e la luce del mattino dopo ti possono donare.

Questa la soluzione pratica più socialmente accettabile e politicamente corretta. Dal MIO punto di vista. Ma come spiegare a parenti, amici, conoscenti, che magari attendono delle risposte, che il tuo silenzio non è una mancanza di rispetto, non equivale ad uno scarso riconoscimento della loro ragion d’essere, ma che paradossalmente così facendo dimostri loro il tuo affetto? Anche perché, nel momento in cui apri bocca, il danno è fatto, lo sproloquio è in agguato.

Il dubbio destabilizzante che non esista un comportamento assolutamente corretto mi assilla da anni: meglio tacere e accettare l’etichetta dell’indifferenza in questioni di una certa importanza, o seguire l’impulso del momento e calarsi nella parte della checca isterica, facendo il gioco di chi in questo ruolo ci sguazza?

È sempre tutta una questione di ricerca di dinamici equilibri…

apricotflour

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