Remotamente dispersa fra le tracce di pensieri un po’ nascosti, violentemente chiamata a ridiscutere ciò che avevo già dato per risolto. Non mi piace, non tollero intromissioni nel mio modo di essere, non ho voglia di negoziare nuovamente equilibri con me stessa. Con che diritto poi? Perchè valutare astrattamente ed obbiettivamente dove sono e con chi sono? Perché accanirsi nel tentativo di capire perché alcuni interruttori sono stati spenti? Perché non lasciarmi riposare in attesa di una giornata di sole? Ora piove. E ho finito gli ombrelli. E non mi va più. Non mi va più. Non mi va più.
Non mi va più di sbarcare inneggiando a nuove conquiste. Di scoprire che il territorio è più vasto di come lo disegnavo. Che il sentiero finisce, ma poi ricomincia. Ed è sempre in salita. E porta sempre da un’altra parte.
E forse le motivazioni per cui non voglio andare lontano sono molto vicine. Ma il motivo per cui mi accanisco ad evitare le risposte a cui stai mirando non è così contingente. La rabbia che provo non è di questo discorso, non è di questo momento, ma di uno diverso. Che poi, vedi, ritorna.
Ho sentito l’amico mio che mi dice: esci! E io dietro perché l’amico mio cià ragione anche lui a volte, ho deciso che uscio. Non posso mica stare sempre a casa come un quaraqquaqua qualunque intendiamoci, ch’o bisogno di un po’ d’aria pur io. Ma non è mica che esco spessamente, perché mi devo laureare, l’ho promesso a mamma e io che sono studiato le promesse le mantengo. È solo che sono abitudinario, io, ma non ragiono mica per compartimenti stagnati come li altri miei colleghi ingegneristi! Sono solo fedele alla mia scaletta: e da quando in qua la fedeltà non è una buona qualità? Sono qualitamente buono!
Mi alzo e faccio colazione con i biscotti ma quelli di pasta frolla perché gli altri hanno troppo burro, il caffè normale ma non troppo stretto e non troppo caldo sennò si ferma sul gozzo e non va né su né giù, mi siedo sempre dalla stessa parte del tavolo perché così mi ha abituato la mamma, che mi taglia ancora lei i capelli, e vuoi mettere che risparmio!
Poi studio. Il pranzo alle 12:30 perché sennò poi la digestione è lenta e non riesco più a studiare al pomeriggio.
Per fortuna ch’o tanti amici! Conosco tutti gli ultras della curva che frequento allo stadio, che siamo in tanti. E sono così preparati di eleganza che li invidio un casotto perché sono troppo in là, con le cinture borchiate, gli ieans a vita bassa con la mutanda in vista e l’epitaffio di D&G sul davanti! Che poi quand’è che fa caldo ci spolliamo tutti così se sudiamo non roviniamo la maglietta che è dublefeis, e la usi anche come bandana in testa! Spesso però divento triste perché penso che io sono un po’ sfigato e non capisco a loro chi li aiuta a comprare i vestiti per essere così belli…
Ci sono pure le ragazze. Non tante. Qualcuna brutta. Ma la mamma dice sempre che la bellezza non è tutto in una donna, bisogna guardare le gambe: gambo grosso, pannocia assicurata.
Il sabato esco sempre: vado allo stadio a vedere la partita. Ma non bevo mica birra io! Che sono scemo! Non mi piace mica. Poi però corro a casa, sono serio e prendo importantemente lo studio.
Però adesso esco. C’è la’ amico mio che passa fra poco, e andiamo alla bocciofila! Lì si gioca a carte e si beve birra, gli altri cioè, io guardo e rido.
Metto anche il giumbottino nuovo che mi ha comprato la mamma, che quando che va al mercato con le amiche ci pensa sempre pure per me! Che lì di solito ci trova le mutande quelle grandi con l’elastico grosso, così dice che mi copro meglio.
Sono contento. Non mi manca nulla. Solo una cosa non capisco bene… com’è che non riesco a trovare una ragazza? Secondo me è perché ch’o li occhiali…
Se la scimmia ti gratta la schiena, è perché non si diverte a saltarti direttamente sulla testa.
O forse perché, non reggendosi bene sulle zampe, preferisce usare le scale. Un gradino alla volta.
1. allegro: fase sciniiintillanteeee!
Dopo qualche giro in compagnia intrattieni gli amici con particolare loquacità e prontezza di spirito. …la notte VOLA, il buio ti innamora…
2. allegro, ma non troppo: fase moderatamente frizzante.
Si manifesta spesso accompagnata da un leggero sentore di vacuo allo stomaco, sei ancora vispo ma non predomini la scena. …c’è simpatia, tra di noi…
3. brusio…: momento sintetico. O sintattico. O sinaptico. O simpatico. Insomma quello lì.
Sei finalmente a cena, vagamente disperso tra gente che conosci ma anche no, accompagni il desinare con del vino, quando ad un tratto i singoli discorsi cominciano a perdere corpo… e finisci col concentrarti sul brusio di fondo che ne deriva. …it’s so quite…sccc…sc….
4. …silenzio: fase introspettiva.
È una fase un po’ triste, perché passato il brusio tutto sembra acquietarsi o tacitamente ovvattarsi. …non sento niente no, ma proprio niente no, nessun doloooooore…
5. tutti mi stanno guardando: fase critica.
È un momento di presa di coscienza, improvviso guizzo di una volontà ormai agonizzante, misto a latente paranoia.
6. tutti mi guardano perché sono simpatico: fase risolutiva.
Soluzione (comoda) del conflitto interiore, di breve durata ma molto intenso. Lascia il posto ad un senso di pace interiore e armonia col mondo.
7. sono tutti amici miei: allè!
torni a cavalcare l’onda della notorietà, sfrecci sull’autostrada della mondanità, sorpassando a 100 all’ora l’ape dell’inutilità. E stringi milioni di nuove amicizie che probabilmente non ricorderai mai. …pe pe pe pe pe pe…
Corollario al settimo nonché ultimo punto: sento la musica che voglio. Comunque. E ballo… oh come ballo…
...si insinua il dubbio che esauriti gli scalini il trampolino si getti nel vuoto… 
E se domani non mi svegliassi con un altro fuso orario ma con un altro fuso accanto.
E se le squadre perdenti fossero davvero per denti…
E se fosse mia sorella a scoprire di essere figlia unica…
E se fossi foco, frate sole sora luna… = eclissi.
E se ..re donna oggi.
E se il mais che metto nell’insalata non uscisse poi tale e quale a com’è entrato…
E se magari… e re.
Mhà.