Adoro sorpassare le immense betoniere che la mattina si mettono sul mio cammino, percorrendo la strada verso il luogo di lavoro.
La strada deputata è stretta, ma è su quella che transitano, si dirigono tutte verso un cementificio della zona. La mia macchina è piccola, una lancia Y vecchio modello, ed ogni volta che metto la freccia per segnalare il sorpasso, che in verità sarebbe vietato, vesto i panni di David contro il gigante Golia... e puntualmente mi sembra di intravedere lo sguardo perplesso del camionista che pensa: "ma cosa pensa di fare quel moscerino?"
È una situazione alla quale ho dovuto abituarmi. Da qualche tempo a questa parte i segni sul volto sono inequivocabili. Ma prima, il volto pulito e lo sguardo sveglio non lasciavano intendere che avessi un bel po’ di più che 20 anni.
Ha i suoi lati positivi. Sembrare più giovane. Ma spesso, crea la falsa aspettativa negli altri che non sarai una persona che sa il fatto suo, e che non creerai problemi...
Aspettative disilluse. Motivo per il quale, abbandoni il ruolo del tenero angioletto disponibile che rallegra tutti quanti e va bene per simpatiche cose di poco conto… per vestire quello dell’angelo sterminatore, il peggior nemico… della media banale del maschio da bar.
Non ho mai creduto di essere un tipo banale. Non ho mai creduto di avere idee banali. Non ho mai banalizzato un problema (non consapevolmente almeno…). Di gente banale ne conosco. E di solito la riconosco.
Ma a quanto pare, alla base di questo bel castello edificato con cura e progettato sapientemente, devono esserci delle fondamenta sbagliate… se succede che d’un tratto, la persona imputata di banalità sono io.
Mi ritiro per deliberare.