Ieri sera, fra le decine di divagazioni assurde che immancabilmente popolano le serate fra amici, è riemersa in maniera del tutto spontanea, la figura della DIAMONICA.
La diamonica Bontempi… l’avevo rimossa! Variante di tortura dedicata ai bambini delle elementari, lo strumento più inutile che sia mai stato adottato dalla scuola italiana… ma quale mente è stata in grado di concepire un tale insulto musicale?
Ho girato per il web, alla ricerca delle origini, o quantomeno di un sito che mi desse notizia della sparizione o dell’eventuale odierno uso delle diamonica… che poi le maestre più virtuose chiamavano CLAVIETTA… pare che esista ancora, ma nulla di definito.
Ho dei ricordi allucinanti legati all’ora di musica in quinta elementare: tutto sommato a me è andata piuttosto bene, in quel periodo suonavo il piano, quindi ero in grado di giostrare le mie tozze ditina di bambina fra i piccoli tasti dell’infame strumento. Ma intere generazioni di ragazzini sono rimaste traumatizzate dall’inefficace uso della malefica tastiera, anche perché, a dirla tutta, le maestre si improvvisavano esperte di musica con risultati piuttosto mediocri.
La diamonica, concepita come strumento a fiato, si presentava in due varianti: quella che tenevi in mano, soffiandoci direttamente, e che comportava non pochi problemi di coordinamento del movimento delle mani con quello oculare, con possibile sviluppo di alterazioni cognitive legate alla percezione visuo-spaziale e/o strabismo; e quella più evoluta, con la prolunga del boccaglio, che potevi appoggiare comodamente sul tavolo come una tastiera normodotata, ma nella quale dovevi soffiare con impeto maggiore, nella speranza di recuperare la distanza del tubo, con conseguenti complicazioni all’apparato respiratorio.
Ma quale delle due fosse la prescelta, da una cosa era impossibile fuggire: quintali di saliva che inevitabilmente si accumulavano nel tubo o nella clavietta stessa, e che ad un certo punto dovevi anche svuotare, pena lo spargimento incontrollato di liquido fisiologico a 360°, con getto direttamente proporzionale all’intensità del soffio immesso nell’esercizio dell’attività musicale… una schifezza immane!
Scenario apocalittico… bambini che piangevano supplicando la maestra di non dover suonare, maestre in preda a crisi isteriche… e poi c’era sempre lui, quello che alcuni definirebbero un eroe decadente in chiave post-moderna (o libero opinionista, che oggigiorno va di moda…), ma che per il momento era solo un grandissimo rompicoglioni…che girava agitando convulsamente la diamonica sulle teste dei compagni, dopo averci abbondantemente diciamo… soffiato… contribuendo alla libera diffusione di batteri di diversa natura nonché all’esasperazione della situazione già paranormale di suo.
Alcuni quesiti sorgono spontanei: non sarebbe stato più innocuo, e magari efficace, adottare uno strumento tipo.. il cazù?
E ancora, chi caspita ha inventato il nome DIAMONICA??
Ma soprattutto… che fine ha fatto la diamonica???
