È la settimana della bellezza, Cancerino. Un complotto di proporzioni cosmiche sta preparando le condizioni necessarie perché tu possa sfruttare al meglio l'opportunità di diventare più bello. In questo preciso momento, la bellezza è dietro di te e davanti a te, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Non devi fare altro che inalare, bere o succhiare in qualche modo questa bellezza sontuosa. Creerà una sinergia con lo splendore che sta sgorgando in te, trasformandoti in un'opera d'arte di una magnificenza quasi insostenibile.
dall'Oroscopo di Internazionale - Rob Brezsny
Dio... Adoro quest'uomo.
È la mia testa che mi frega. È il voler venire sempre a capo di tutto che è una strada senza via d’uscita, credo. Tentare di analizzare ogni singolo umore è un becero tentativo di avere tutto sotto controllo. E tentare di avere tutto sotto controllo abita in via del crollo emotivo. Quante energie ho sprecato convinta di dovere rimettere a posto anche le cose che dovevo lasciare andare? E mi scopro a farlo ancora. Semplicemente perché non trovo spiegazione a tante cose, a tante situazioni, e non mi spiego me, in tante cose, in tante situazioni. E mi si inceppa il meccanismo. Sarei così ma non vorrei.
Non gestisco più la situazione.
Allora mi fermo. Perché farsi prendere dallo sconforto è storia già vista.
Adoro sorpassare le immense betoniere che la mattina si mettono sul mio cammino, percorrendo la strada verso il luogo di lavoro.
La strada deputata è stretta, ma è su quella che transitano, si dirigono tutte verso un cementificio della zona. La mia macchina è piccola, una lancia Y vecchio modello, ed ogni volta che metto la freccia per segnalare il sorpasso, che in verità sarebbe vietato, vesto i panni di David contro il gigante Golia... e puntualmente mi sembra di intravedere lo sguardo perplesso del camionista che pensa: "ma cosa pensa di fare quel moscerino?"
È una situazione alla quale ho dovuto abituarmi. Da qualche tempo a questa parte i segni sul volto sono inequivocabili. Ma prima, il volto pulito e lo sguardo sveglio non lasciavano intendere che avessi un bel po’ di più che 20 anni.
Ha i suoi lati positivi. Sembrare più giovane. Ma spesso, crea la falsa aspettativa negli altri che non sarai una persona che sa il fatto suo, e che non creerai problemi...
Aspettative disilluse. Motivo per il quale, abbandoni il ruolo del tenero angioletto disponibile che rallegra tutti quanti e va bene per simpatiche cose di poco conto… per vestire quello dell’angelo sterminatore, il peggior nemico… della media banale del maschio da bar.
Non ho mai creduto di essere un tipo banale. Non ho mai creduto di avere idee banali. Non ho mai banalizzato un problema (non consapevolmente almeno…). Di gente banale ne conosco. E di solito la riconosco.
Ma a quanto pare, alla base di questo bel castello edificato con cura e progettato sapientemente, devono esserci delle fondamenta sbagliate… se succede che d’un tratto, la persona imputata di banalità sono io.
Mi ritiro per deliberare.
percorro a ritroso, impassibile, gli stessi corridoi. ci stavo male, quando me ne sono andata, e non sto bene ora ci ritorno. così ci rifletto...
e non è tanto il dove... il come... il con chi qui, adesso, per tutto l'anno... o almeno non solo.
è che sono io. così non va, me lo dico, me lo ripeto, me lo grido. e ne sono ormai stanca, spossata. e mi ritrovo come non mi capitava da anni, in un angolo, melanconica… ma no, triste. non riesco ad accettare la staticità, l’impossibilità di crescere, il presentarsi nuovamente di vecchie situazioni irrisolte… tanto quanto mi perdo nel timore di abbandonare tutto, e iniziare tutto daccapo.
affrontare il lavoro con me stessa è sempre stata una caratteristica fondante della mia personalità, costantemente in evoluzione, in lotta, quanto meno alla ricerca del senso migliore con cui affrontare le cose. non miro a trovare risposte, questo no, ma a sentirmi nel modo migliore possibile, vivendo appieno la diversità del momento.
credo nel cammino personale, ma credo anche che se fai finta di nulla prima o poi il destino, o il karma, o il Signore, te lo sbattono in faccia. E a questo punto, fra continuare a far finta di nulla, tollerando quel senso di insoddisfazione latente col quale si può convivere, ma che non smetterà mai di renderti irrequieta, e affrontare il senso di terrore abissale che può prenderti al pensiero di dover smantellare tutto il senso che hai dato alle cose… scelgo di distruggere, ma sentirmi in maniera più autentica, eticamente me stessa.
Il dolore l’ho vissuto sotto forme diverse: l’abbandono… la solitudine… l’impossibilità di comunicare… la paura… la perdita… l’imprevedibile che si manifesta.
la consapevolezza assurda del momento presente, mi pone davanti una difficoltà mai riconosciuta... non posso vivere bene il momento migliore della mia vita, perchè non riesco ad abbandonare l'idea dello star male. star bene è troppo semplice... fa paura.
È che me ne sto sulle mie, non è cattiveria…Il mio equilibrio precario è fatto di spazi aperti, di sole, di corse al parco al tramonto, di una cena improvvisata e di gente sincera. Di giornate litigate fra il sole rovente e l’acqua gelata. Di piedi nudi, di pelle scura e di caviglia agghindate. Di aperitivi informali e vestiti leggeri. E di preparativi per la partenza. È estate. Adesso vivo questo mondo. Quello virtuale può aspettare…