mercoledì, 09 luglio 2008, ore 18:12

Cancro (21 giugno - 22 luglio)

È la settimana della bellezza, Cancerino. Un complotto di proporzioni cosmiche sta preparando le condizioni necessarie perché tu possa sfruttare al meglio l'opportunità di diventare più bello. In questo preciso momento, la bellezza è dietro di te e davanti a te, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Non devi fare altro che inalare, bere o succhiare in qualche modo questa bellezza sontuosa. Creerà una sinergia con lo splendore che sta sgorgando in te, trasformandoti in un'opera d'arte di una magnificenza quasi insostenibile.

dall'Oroscopo di Internazionale - Rob Brezsny


Dio... Adoro quest'uomo.

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lunedì, 23 giugno 2008, ore 21:54

La mezzanotte è trascorsa con vino bianco in una calda notte d'estate,
i piedi a riposo nel fresco della piscina...

un filo con l'altro capo del mondo

gli amici equilibristi del mambo

chi ho scelto.

anche quest'anno è andata bene.
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domenica, 15 giugno 2008, ore 20:45

È la mia testa che mi frega. È il voler venire sempre a capo di tutto che è una strada senza via d’uscita, credo. Tentare di analizzare ogni singolo umore è un becero tentativo di avere tutto sotto controllo. E tentare di avere tutto sotto controllo abita in via del crollo emotivo. Quante energie ho sprecato convinta di dovere rimettere a posto anche le cose che dovevo lasciare andare? E mi scopro a farlo ancora. Semplicemente perché non trovo spiegazione a tante cose, a tante situazioni, e non mi spiego me, in tante cose, in tante situazioni. E mi si inceppa il meccanismo. Sarei così ma non vorrei.

Non gestisco più la situazione.

Allora mi fermo. Perché farsi prendere dallo sconforto è storia già vista.

apricotflour
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domenica, 23 dicembre 2007, ore 21:12

Il gioco di queste ultime ore consiste nel sopravvivere alla pesante oppressione del meschino vivere altrui.

È devastante, è opprimente, è fastidioso e artificioso.
La costante presenza del mancante, la fallace ricerca del completo attraverso l'incompletezza, l'estenuante sensazione del vuoto che ne deriva... come fai a rassegnarti a questo modo di essere? come fai a non vedere la malattia di questo modo di stare al mondo?
Non parliamo semplicemente del bicchiere mezzo vuoto: è che il bicchiere l'hai cercato, l'hai comprato, però poi non ti andava bene perchè è pesante, e forse era meglio un'altro colore. e se si è riempito per metà, sicuramente non andrà bene quello che ci sta dentro. anche se l'hai riempito tu. e anche se ci avevi ragionato attentamente.
Si tratta di non essere onesti con se stessi, se non riesci ad ammettere che la risposta che cerchi fa riferimento alla domanda sbagliata.
Tutta la tua vita è piena di domande sbagliate. e di inevitabili delusioni derivanti dallo spreco di energie e forze, investite nella ricerca di inutili soddisfazioni occasionali. e nella ricerca del grande colpevole, quello che ha sbagliato questa volta, ciò che intervenuto all'ultimo cambiando le carte in tavola, o quello che semplicemente c'è da sempre, ed è più facile da incolpare... più o meno presente.. più o meno assente.. più o meno stanco.
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sabato, 03 novembre 2007, ore 23:37

il soffitto a pochi metri, un bel film, latte caldo coi biscotti.
le travi del sottotetto, le luci poco accese, il legno a piedi nudi. gente che passeggia sui bastioni là fuori. è tardi, ma non ho voglia di dormire.
non c'è motivo perchè accada, non me lo spiego.
non sono sicura, mi trema la terra sotto i piedi. sono io che sfuggo al controllo di me, o è ciò che succede che non riesco ad analizzare? dov'è la chiave di lettura, cosa mi manca ancora? mi guardo attorno e non riconosco gli spazi... non i volti... non i colori e neanche i rumori.
cambierà, oppure no. resto ferma nell'attesa.
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mercoledì, 03 ottobre 2007, ore 11:51

Adoro sorpassare le immense betoniere che la mattina si mettono sul mio cammino, percorrendo la strada verso il luogo di lavoro.
La strada deputata è stretta, ma è su quella che transitano, si dirigono tutte verso un cementificio della zona. La mia macchina è piccola, una lancia Y vecchio modello, ed ogni volta che metto la freccia per segnalare il sorpasso, che in verità sarebbe vietato, vesto i panni di David contro il gigante Golia... e puntualmente mi sembra di intravedere lo sguardo perplesso del camionista che pensa: "ma cosa pensa di fare quel moscerino?"

È una situazione alla quale ho dovuto abituarmi. Da qualche tempo a questa parte i segni sul volto sono inequivocabili. Ma prima, il volto pulito e lo sguardo sveglio non lasciavano intendere che avessi un bel po’ di più che 20 anni.

Ha i suoi lati positivi. Sembrare più giovane. Ma spesso, crea la falsa aspettativa negli altri che non sarai una persona che sa il fatto suo, e che non creerai problemi...

Aspettative disilluse. Motivo per il quale, abbandoni il ruolo del tenero angioletto disponibile che rallegra tutti quanti e va bene per simpatiche cose di poco conto… per vestire quello dell’angelo sterminatore, il peggior nemico… della media banale del maschio da bar.

Non ho mai creduto di essere un tipo banale. Non ho mai creduto di avere idee banali. Non ho mai banalizzato un problema (non consapevolmente almeno…). Di gente banale ne conosco. E di solito la riconosco.

Ma a quanto pare, alla base di questo bel castello edificato con cura e progettato sapientemente, devono esserci delle fondamenta sbagliate… se succede che d’un tratto, la persona imputata di banalità sono io.

Mi ritiro per deliberare.

apricotflour
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lunedì, 01 ottobre 2007, ore 18:36

percorro a ritroso, impassibile, gli stessi corridoi. ci stavo male, quando me ne sono andata, e non sto bene ora ci ritorno. così ci rifletto...
e non è tanto il dove... il come... il con chi qui, adesso, per tutto l'anno... o almeno non solo.
è che sono io. così non va, me lo dico, me lo ripeto, me lo grido. e ne sono ormai stanca, spossata. e mi ritrovo come non mi capitava da anni, in un angolo, melanconica… ma no, triste. non riesco ad accettare la staticità, l’impossibilità di crescere, il presentarsi nuovamente di vecchie situazioni irrisolte… tanto quanto mi perdo nel timore di abbandonare tutto, e iniziare tutto daccapo.

affrontare il lavoro con me stessa è sempre stata una caratteristica fondante della mia personalità, costantemente in evoluzione, in lotta, quanto meno alla ricerca del senso migliore con cui affrontare le cose. non miro a trovare risposte, questo no, ma a sentirmi nel modo migliore possibile, vivendo appieno la diversità del momento.

credo nel cammino personale, ma credo anche che se fai finta di nulla prima o poi il destino, o il karma, o il Signore, te lo sbattono in faccia. E a questo punto, fra continuare a far finta di nulla, tollerando quel senso di insoddisfazione latente col quale si può convivere, ma che non smetterà mai di renderti irrequieta, e affrontare il senso di terrore abissale che può prenderti al pensiero di dover smantellare tutto il senso che hai dato alle cose… scelgo di distruggere, ma sentirmi in maniera più autentica, eticamente me stessa.

Il dolore l’ho vissuto sotto forme diverse: l’abbandono… la solitudine… l’impossibilità di comunicare… la paura… la perdita… l’imprevedibile che si manifesta.

la consapevolezza assurda del momento presente, mi pone davanti una difficoltà mai riconosciuta... non posso vivere bene il momento migliore della mia vita, perchè non riesco ad abbandonare l'idea dello star male. star bene è troppo semplice... fa paura.

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venerdì, 28 settembre 2007, ore 12:22

irene gianluca

...oggi non mi passa nulla...
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martedì, 18 settembre 2007, ore 12:12

Sono d'avorio, sono di legno, sono di piombo e sono d'argento.

Sono di aria, sono di niente, sono non sempre... ma sono presente.

Sono un po' stanca, un po'  affaticata... forse distratta, forse un po' assente...

Sono così, senza movente. A volte ci vuole... a volte per niente.

 altro che salumeria...
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venerdì, 06 luglio 2007, ore 21:12

È che me ne sto sulle mie, non è cattiveria…Il mio equilibrio precario è fatto di spazi aperti, di sole, di corse al parco al tramonto, di una cena improvvisata e di gente sincera. Di giornate litigate fra il sole rovente e l’acqua gelata. Di piedi nudi, di pelle scura e di caviglia agghindate. Di aperitivi informali e vestiti leggeri. E di preparativi per la partenza. È estate. Adesso vivo questo mondo. Quello virtuale può aspettare…

Stoccolma giugno 07 Stoccolma giugno 07
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