« Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell'ambiente »
(1974, definizione della Federazione Naturista Internazionale al 14° Congresso Naturista Mondiale)
Resoconto succinto di un viaggio iniziato come una vacanza, e conclusosi al centro di un universo parallelo, alla scoperta di usi e costumi di un’antica civiltà.
Prendo spunto da una situazione di vita reale, da una storia vera: come da un giorno all’altro mi sono resa conto che la distanza dalle scimmie non si è poi così evoluta.
Paesaggio fantastico, spiagge deserte, scogliere ricolme di vegetazione a picco sul mare. E qua e là li vedi spuntare, spiccatamente rosa su uno sfondo verde bottiglia: la popolazione dei primati, altrimenti detti “i naturisti”.
Durante il mio soggiorno ai confini della realtà, pensando beatamente agli affari miei, ho avuto modo di approfondire gli studi già condotti da esimi colleghi circa gli usi, i costumi, e le ragioni sociali di suddetta popolazione.
È così emerso quanto segue.
I primati prediligono il piccolo branco, la famiglia ristretta, ma sovente amano muoversi in coppia. Promiscua o monosessuale.
Fanno la loro comparsa con le prime luci dell’alba, e si ritirano poco dopo il tramonto: sono principalmente animali diurni, in sintonia con l’ambiente e la propria filosofia.
Il primate si muove scaltramente anche attraverso strettoie irte di rovi e sottobosco invasivo: non teme le ferite, le api sono sue amiche.
Altro da specificare sui costumi, mi capiranno i lettori, letteralmente non c’è, data la natura primitiva dell’abbigliamento inesistente.
Ciò che di interessante resta da notare è relativo al ruolo sociale che ognuno di essi svolge: non credo che il seguente postulato sia mai stato enunciato da nessuno dei miei esimi colleghi, ma la massa dei primati naturisti agisce in verità come un’ unica compagine, se pur ciò non risulti immediatamente evidente ad un osservatore non partecipante. Ognuno di loro ricopre un ruolo, che evidentemente mira alla conservazione della specie e all’organizzazione della comunità.
Ho avuto modo di distinguere i seguenti ruoli:
primate di vedetta: facilmente individuabile, è quello che ama sostare in posizione eretta, gambe semi divaricate, mani dietro la schiena o appoggiate ai fianchi, sguardo fisso all’orizzonte, sovente perso nell’immensità del mare. Controlla, sta in allerta, non si sa mai cosa il destino può riservare. Così trascorre la maggior parte del suo soggiorno, quando non mangia o dorme.
Tornare alla vita di tutti i giorni non è stato facile, per l’intensità di quest’avventura fuori dal comune. L’esperienza sul campo di culture altre è sempre pregna di emozioni totalizzanti.
A questo punto potrei scrivere una relazione sulla bruttezza del fisico umano.
Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo studio ecologico.
Estate, esterno, giorno.
Lui: posso raccontarti il sogno che ho fatto questa notte?”
Io: “certo…”
Lui: “ eravamo stati presi dalla polizia…”
(il chi ancora non è specificato, ma credo sia sottointeso il riferimento alla presenza del gruppo, ndr).
... “ci mettono tutti in una stanza, attorno ad un tavolo… noi da una parte, i pulotti dall’altra… la questione assume l’aspetto di una sfida, un gioco strano, fra noi e loro. Loro sono armati di manganello, e ci danno con quello, noi abbiamo una sorta di palla legata con un filo, che scagliamo contro di loro e poi raccogliamo. Solo che loro cambiano: noi siamo sempre gli stessi, dalla nostra parte del tavolo, i pulotti ruotano a turno. Così mi trovo a sfidare sempre un poliziotto diverso.
Dopo un po' sul tavolo compaiono boccali di birra, io afferro una spada e inizio a spaccare tutto, bloccando il gioco.
Fintanto che mi trovo nuovamente difronte il primo poliziotto che avevo sfidato, che mi guarda e mi dice: < ancora qui? > 
Ci diamo due baci sulla guancia, uno sguardo e mi rendo conto che anche lui vorrebbe evadere dalla monotonia di questo gioco. Ci capiamo.
Lui inizia a danzare per strada sulle note di De Andrè
"... un giorno qualunque a rincorrere il vento... a chiederle un bacio e volerne altri cento... un giorno qualunque da me tornerai, amore che vieni, amore che vai... " (La canzone dell'amore perduto, ndr)
Così si allontana dal gruppo, e io lo seguo... ma prima che me ne renda conto, io sono lui, sono io a scappare, e lui mi insegue.
Corro, attraverso strade, vie, cunicoli… mi rendo conto di essere a Verona. Imbocco un vicolo, ma mi trovo bloccato da una gang di neri incazzosi. 
Mi fermano e mi fanno capire senza mezzi termini che quello è territorio loro, e che dovrò pagare per la mia presenza: mi picchieranno, ma ci mettiamo d’accordo sul come. Fra i loro volti scorgo la faccia di uno che conosco, un amico, che però coinvolto dalla sua banda, sottostando alle leggi del branco, parteciperà al pestaggio.
Me lo spiega, lo comprendo. 
Tra l’altro le botte non fanno male… e come se mi trovassi all’interno di un gioco più ampio che accetto: una volta le dai, una volta le prendi. Ma il dolore è fittizio, paradossalmente quasi piacevole direi. 
Così mi caricano in macchina, perché non si può pestare qualcuno in mezzo alla strada: anche i pestaggi sono regolati da leggi non scritte.
Mentre ci dirigiamo verso il posto designato, un mega incidente ci blocca la strada: una moto ha tamponato una macchina, che ha investito una corriera… decine di morti, accorrono i soccorsi e le volanti della polizia. 
Il capobanda mi dà così appuntamento per il giorno successivo, stesso posto, per proseguire ciò che è stato interrotto, e si raccomanda la mia presenza, perché i debiti vanno pagati. < lo so… ci sarò > rispondo, e mi lasciano all'angolo della strada di casa.
Il mio amico scende con me, abita lì vicino anche lui. Ma d'un tratto non è più lui, è una donna bellissima. 
Così ce ne andiamo insieme a braccetto, verso il distributore delle sigarette."

…
Lui: “secondo te, che significato può avere tutto questo??”
Io: " ...mumble mumble..."
[ giochetti con uomini in divisa… + manganelli e palle... + birra copiosa e spade vendicatrici... + canzoni romantiche e corsette per strada... + bande di neri incazzosi… + uomini che diventano donne... = super tamponamento.
Dopo una fatica del genere accendersi una cicca è il minimo che si possa fare]
Mi astengo dal rispondere.
Mi passi accanto come fossi invisibile… io banalmente affaccendata nel mio esser quotidiano. Ti seguo, ti rincorro forse… abbiamo molto da dirci. Di silenzi siamo state nutrite… il boccone amaro che ci ha dato la vita ci ha costrette a vivere tanto tempo come prigioniere della nostra unicità.
Ma non era quello che volevamo. Non è più quello che vogliamo. Abbiamo scelto diversamente, e invertire la rotta adesso porterebbe a riaffermare nuovamente ciò che abbiamo negato con forza, ciò che stiamo urlando con prepotenza.
Ma tu ti nascondi, complice il buio che ci avvolge… ed io mi confondo nuovamente. Ti sento ma non ti vedo. O forse vedo l’energia che sprigioni, che per qualche motivo che non capisco, mi investe, mi stordisce. “Chi c’è con te?? CHI HAI PORTATO DIETRO DI TE??”
Mi afferri per un braccio, mi tiri a te con forza e mi respingi nuovamente. Vorresti delle risposte che non ti posso dare. Come vedere dietro di me? Come guardare ciò che tu riesci a vedere anche al buio? Cos’è che mi sfugge? Fermati, calmati, ASCOLTAMI!
Ti chiamo, urlo il tuo nome… e tu sei lì, che mi svegli chiedendo cosa succede.
Ho sentito l’amico mio che mi dice: esci! E io dietro perché l’amico mio cià ragione anche lui a volte, ho deciso che uscio. Non posso mica stare sempre a casa come un quaraqquaqua qualunque intendiamoci, ch’o bisogno di un po’ d’aria pur io. Ma non è mica che esco spessamente, perché mi devo laureare, l’ho promesso a mamma e io che sono studiato le promesse le mantengo. È solo che sono abitudinario, io, ma non ragiono mica per compartimenti stagnati come li altri miei colleghi ingegneristi! Sono solo fedele alla mia scaletta: e da quando in qua la fedeltà non è una buona qualità? Sono qualitamente buono!
Mi alzo e faccio colazione con i biscotti ma quelli di pasta frolla perché gli altri hanno troppo burro, il caffè normale ma non troppo stretto e non troppo caldo sennò si ferma sul gozzo e non va né su né giù, mi siedo sempre dalla stessa parte del tavolo perché così mi ha abituato la mamma, che mi taglia ancora lei i capelli, e vuoi mettere che risparmio!
Poi studio. Il pranzo alle 12:30 perché sennò poi la digestione è lenta e non riesco più a studiare al pomeriggio.
Per fortuna ch’o tanti amici! Conosco tutti gli ultras della curva che frequento allo stadio, che siamo in tanti. E sono così preparati di eleganza che li invidio un casotto perché sono troppo in là, con le cinture borchiate, gli ieans a vita bassa con la mutanda in vista e l’epitaffio di D&G sul davanti! Che poi quand’è che fa caldo ci spolliamo tutti così se sudiamo non roviniamo la maglietta che è dublefeis, e la usi anche come bandana in testa! Spesso però divento triste perché penso che io sono un po’ sfigato e non capisco a loro chi li aiuta a comprare i vestiti per essere così belli…
Ci sono pure le ragazze. Non tante. Qualcuna brutta. Ma la mamma dice sempre che la bellezza non è tutto in una donna, bisogna guardare le gambe: gambo grosso, pannocia assicurata.
Il sabato esco sempre: vado allo stadio a vedere la partita. Ma non bevo mica birra io! Che sono scemo! Non mi piace mica. Poi però corro a casa, sono serio e prendo importantemente lo studio.
Però adesso esco. C’è la’ amico mio che passa fra poco, e andiamo alla bocciofila! Lì si gioca a carte e si beve birra, gli altri cioè, io guardo e rido.
Metto anche il giumbottino nuovo che mi ha comprato la mamma, che quando che va al mercato con le amiche ci pensa sempre pure per me! Che lì di solito ci trova le mutande quelle grandi con l’elastico grosso, così dice che mi copro meglio.
Sono contento. Non mi manca nulla. Solo una cosa non capisco bene… com’è che non riesco a trovare una ragazza? Secondo me è perché ch’o li occhiali…
LUI: “Ciao amorino…”
LEI: “Ciao tesorino…”
LUI: “Tutto bene?”
LEI: “‘nsomma… ancora quel piccolo problemino…”
LUI: “WTF… ora devo un attimo uscire, ma torno da te ASAP.”
LEI: “Tesorino, IMHO il problema rischia di aggravarsi… E poi, è adesso che ho bisogno di te!”
LUI: “ROTFL…”
LEI: “FYI ho già preso contatti con una persona esperta, e se tu ti rifiuti di darmi una mano…”
LUI: “Ma… amorino! Stavo solo scherzando! E poi chi ci può essere più esperto di me?”
LEI: “ROTFLASTC!!!!!!!!! Ha parlato Giacomino AKA motopick! LOL!”
LUI: “WYSIWYG (con fierezza). HTH…”
LEI: “OMG… (con stupore) IANAL, ma credo ci voglia il porto d’armi per quello…”
LUI: “AMMA ti potresti accontentare. Quando torno voglio trovarti in posizione.”
LEI: “WTF! Ma RTFM una buona volta! Non c’è mica solo un modo!”
LUI: “Bè, ma lo sai che a me piace così… E poi, AFAIK, piace anche a te…”
LEI: “Mpf…”
LUI: “BTW, come si chiama quello sgabello che ti piaceva tanto?”
LEI: “OT. E poi quello interessava te, mica me. IMAO siete tutti uguali.”
LUI: “Ma amorino…lo sai che TVB! Dai rilassati, guardiamo
LEI: “Ma parla come mangi! Lo sai che IHABICNRWTSF!”
…
LEI: “Vabbè va, ci sentiamo dopo, tesorino. Facciamo che ti chiamo io.”
LUI: “Va bene… HAND. TVUMDB...”
A me l'acronimo-anonimo lascia alquanto perplessa...
AFAIK: As Far As I Know (o As Far As I Knew, Per quanto ne so, per quanto ne sapevo).
AKA: Also Known As (lett., conosciuto anche come).
AMMA: Acronimo di A mio modesto avviso
ASAP: As Soon As Possible (Appena sarà possibile).
BTW: By The Way: significa "a proposito".
FYI: For Your Information (per tua informazione)
HAND: Have A Nice Day (buona giornata)
HTH: Hope This Helps (spero questo sia utile)
IANAL: I am not a lawyer (Io non sono un avvocato)
IHABICNRWTSF: I Hate Abbreviations, Because I Can Never Remember What They Stand For (Non sopporto le abbreviazioni, dal momento che non ricordo mai a cosa si riferiscono)
IMAO: In My Arrogant Opinion (a mio arrogante parere).
IMHO: In My Humble/Honest Opinion (a mio modesto/onesto parere).
LOL: Laughing Out Loud (Ridere rumorosamente)
OMG: Oh My God (Oh mio Dio)
OT: Off Topic (fuori argomento)
ROTFL: Rolling On The Floor Laughing (Rotolarsi sul pavimento ridendo).
ROTFLASTC: On The Floor Laughing And Scare The Cat (Rotolarsi sul pavimento e spaventare il gatto).
RTFM: Read That Fucking Manual (Leggi Quel Fottuto Manuale).
WTF: What The Fuck, volgare espressione inglese di stupore che potrebbe essere tradotta con il corrispondente italiano "Ma che cazzo".
WYSIWYG: You See is What You Get ( ciò che vedi è quello che ottieni)
Altro:
PPV: Pay Per View
TVB: Ti Voglio Bene
TVUMDB: Ti Voglio Un Mondo Di Bene
SDAC: Sindrome Da Acronimo Convulsa
Mattina, la sveglia, una cicca.
Giornata uggiosa, primi vagiti di una settimana che ricomincia, testa pesante, voglia di non pensare...
Infilo i solitipantaloni, lasolitamagliadentroilmaglionedelgiornoprima, si sa... quando li togli insieme poi ci stai meno a rimetterli, e infilo di corsa l'uscio di casa.
Mi arrangio sulla bicicletta, percorro la strada verso... non ricordo dove stavo andando... forse non era importante, umido ma non freddo fuori, ma cazzo... quant'è umido...
E mi ritrovo proiettata nel miraggio di un paesaggio surreale, vapori che si alzano dai campi adiacenti, figure che si muovono, forse... o forse non c'era nessuno, chi può dirlo. Pedalo, infierisco sulle gambe ormai stanche di portarmi... dove ho detto che stavo andando??
Ma è dentro che non và. C'è qualcosa che... forse è solo una sensazione, un fastidio, eppure qualcosa sta cambiando, si muove. Non riconosco da subito ciò che sento... forse è nuovo, o forse ormai troppo familiare. Ebbene finalmente inizia a definirsi, a prendere corpo. Ed è in quest'istante, che decido di assecondarlo, che non oppongo resistenza, e che con tutta la forza che il Signore mi ha concesso... lascio traccia di me dentro il fosso di lato.
Ecco, adesso si che la giornata ha assunto una consistenza diversa…

Lunedì mattina, la sveglia, il caffè.
Giornata uggiosa, poca voglia di alzarsi, dormito molto poco… si sa, la domenica notte è il momento preposto alla sintesi della settimana trascorsa, difficile prendere sonno.
La macchina, percorro la strada verso il loco lavorativo, umido ma non freddo fuori, ma cazzo… quant’è umido… sparo la musica a palla.
Stradina secondaria, per nulla trafficata, vapori che s’alzano dai campi adiacenti, sullo sfondo una figura… in bicicletta… contromano… via via che la macchina divora le distanze ne definisco i contorni: una donna, o quello che ne resta, fisicamente imponente, età indefinibile, vestitanonsicapiscecome, ecco le passo in parte.
Faccio appena in tempo ad intravedere il trucco esageratamente sottolineato quand’è che si gira di lato, e dando fondo a quanto di più recondito… sputa nel fosso.
Ecco, adesso si che la giornata ha assunto una consistenza diversa…
Ieri sera, fra le decine di divagazioni assurde che immancabilmente popolano le serate fra amici, è riemersa in maniera del tutto spontanea, la figura della DIAMONICA.
La diamonica Bontempi… l’avevo rimossa! Variante di tortura dedicata ai bambini delle elementari, lo strumento più inutile che sia mai stato adottato dalla scuola italiana… ma quale mente è stata in grado di concepire un tale insulto musicale?
Ho girato per il web, alla ricerca delle origini, o quantomeno di un sito che mi desse notizia della sparizione o dell’eventuale odierno uso delle diamonica… che poi le maestre più virtuose chiamavano CLAVIETTA… pare che esista ancora, ma nulla di definito.
Ho dei ricordi allucinanti legati all’ora di musica in quinta elementare: tutto sommato a me è andata piuttosto bene, in quel periodo suonavo il piano, quindi ero in grado di giostrare le mie tozze ditina di bambina fra i piccoli tasti dell’infame strumento. Ma intere generazioni di ragazzini sono rimaste traumatizzate dall’inefficace uso della malefica tastiera, anche perché, a dirla tutta, le maestre si improvvisavano esperte di musica con risultati piuttosto mediocri.
La diamonica, concepita come strumento a fiato, si presentava in due varianti: quella che tenevi in mano, soffiandoci direttamente, e che comportava non pochi problemi di coordinamento del movimento delle mani con quello oculare, con possibile sviluppo di alterazioni cognitive legate alla percezione visuo-spaziale e/o strabismo; e quella più evoluta, con la prolunga del boccaglio, che potevi appoggiare comodamente sul tavolo come una tastiera normodotata, ma nella quale dovevi soffiare con impeto maggiore, nella speranza di recuperare la distanza del tubo, con conseguenti complicazioni all’apparato respiratorio.
Ma quale delle due fosse la prescelta, da una cosa era impossibile fuggire: quintali di saliva che inevitabilmente si accumulavano nel tubo o nella clavietta stessa, e che ad un certo punto dovevi anche svuotare, pena lo spargimento incontrollato di liquido fisiologico a 360°, con getto direttamente proporzionale all’intensità del soffio immesso nell’esercizio dell’attività musicale… una schifezza immane!
Scenario apocalittico… bambini che piangevano supplicando la maestra di non dover suonare, maestre in preda a crisi isteriche… e poi c’era sempre lui, quello che alcuni definirebbero un eroe decadente in chiave post-moderna (o libero opinionista, che oggigiorno va di moda…), ma che per il momento era solo un grandissimo rompicoglioni…che girava agitando convulsamente la diamonica sulle teste dei compagni, dopo averci abbondantemente diciamo… soffiato… contribuendo alla libera diffusione di batteri di diversa natura nonché all’esasperazione della situazione già paranormale di suo.
Alcuni quesiti sorgono spontanei: non sarebbe stato più innocuo, e magari efficace, adottare uno strumento tipo.. il cazù?
E ancora, chi caspita ha inventato il nome DIAMONICA??
Ma soprattutto… che fine ha fatto la diamonica???
